Finestre Rotte

un ritratto di Palermo

Finestre Rotte è un diario visuale che raccoglie frammenti della città di Palermo. Un ritratto privato e pubblico alla ricerca di una narrazione il più possibile libera da cliché e dogmi. Il linguaggio eterogeneo, che ha lo scopo di restituire il senso di disgregazione di una collettività ancora alla ricerca della propria identità, prova a fuggire dalla gabbia iconografica neorealista che identifica inesorabilmente l'immagine della città.

Il lavoro prende in prestito il nome dalla teoria "broken windows" dello psicologo americano Philip Zimbardo*, pur non condividendo le applicazioni pratiche che questo studio ha ispirato. Cosa succede quando quel degrado analizzato da Zimbardo si cronicizza in una città dove lo Stato non esiste? Quando chi ha il potere e il dovere di agire resta immobile, nel migliore dei casi, o come un maiale in una porcilaia fa di questo lassismo il suo nutrimento?    

Palermo, capitale di una colonia da tempo prosciugata, è una vecchia che ricorda i suoi anni migliori, popolata da una moltitudine informe la cui unità si percepisce solo sui sediolini dello stadio o su una spiaggia fatta alveare. Il tessuto sociale è inafferrabile e schizofrenico, incapace di coagulare in comunità. Il luogo comune la vuole città di contrasti, ma è più un equilibrio di opposti: classista e includente, nobile e misera, ribelle e reazionaria, pagana e cattolicissima. Ignorata e abbandonata, Palermo è vittima e carnefice di se stessa. 

* Nel 1969 Philip Zimbardo, psicologo e docente presso l'università americana di Stanford, lasciò due automobili identiche in due luoghi molto diversi tra loro. La prima auto venne abbandonata nel Bronx, a New York; la seconda a Palo Alto, cittadina ricca e tranquilla della California. 

Dopo poche ore, l'automobile parcheggiata nel Bronx cominciò ad essere smantellata; al contrario, quella di Palo Alto rimase intatta. Dopo una settimana, il team di ricercatori guidato dal professor Zimbardo decise di rompere un vetro alla vettura in sosta a Palo Alto. In brevissimo tempo anche questa subì la sorte dell'auto abbandonata nel Bronx.  Esperimenti simili furono ripetuti in contesti differenti con lo scopo di dimostrare che il controllo dei piccoli reati e dei comportamenti anti-sociali riduce il rischio di crimini più gravi. Ad esempio l'esistenza di una finestra rotta (broken window, da cui deriva il nome della teoria) genera fenomeni di emulazione che porteranno qualcun altro a rompere un lampione o una panchina dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale.

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