Early works

 

Occupy Rome

"Indignati, non violenti, apartitici". Il percorso lungo il sentiero della prima rivoluzione culturale globale è cominciato con la lotta pacifica per la costituzione di un "Nuovo Umanesimo".

A Roma il gruppo Occupy si è insediato  durante la notte del 15 ottobre 2011 in seguito alle violenze scoppiate durante il corteo per la Giornata Internazionale di Mobilitazione.

Nato dalle scintille delle piazze arabe e ispirato dall'esperienza spagnola degli "Indignados", il movimento affronta le questioni legate alla crisi economica globale e propone modelli di sostenibilità

fondati sull'autoriduzione. Nella sua forma concreta di "acampada", il gruppo diventa un laboratorio sociale nel quale mettere alla prova e sviluppare le dinamiche della democrazia reale, vista come unico strumento capace di ridare potere ai cittadini,  e ideare proposte per una realtà alternativa fondata sulla gestione etica delle risorse energetiche e della ricchezza.

Eutorto

​“C’era qualcuno che passava le giornate a pulire le fughe, quei piccoli spazi tra una piastrella e l’altra.   Era un lavoro”.

Francesca ricorda così il racconto di un collega, uno dei 1350 licenziati dall’Agile. “Quello che distrugge” continua Gloria “più che la perdita del reddito, è l’esclusione sociale”. Non avere più un’identità, uno scopo. “Viviamo in una logica dove conti per quello che sei in grado di consumare, e se non sei in grado di farlo non vali niente”.

EutOrto è un collettivo e un orto urbano fondato il 6 settembre 2010 per volontà di un gruppo di cassintegrati delle aziende Agie ed Eutelia.

Si concretizza con lo scopo di creare un mezzo per non lasciarsi soffocare dall’alienazione, per non perdere la socialità data dal lavoro, per continuare una lotta parallela e alternativa a quella portata avanti in questi anni, per "avere un motivo per alzarsi la mattina e riconquistare la dignità di persone”.





Nel 2006 Eutelia acquisisce oltre 2000 lavoratori dalle aziende informatiche Getronics e Bull.

Nel 2008 annuncia 800 licenziamenti che, dopo un accordo sindacale, si traducono in un contratto di solidarietà.

Il 15 giugno 2009 Eutelia cede 1800 lavoratori all’ Agile, s.r.l. appartenente al gruppo Omega con un capitale versato di 96000 euro, mantenendo per sé 13000 chilometri di fibra ottica, in sostanza la rete nazionale di telecomunicazioni. Nella cessione scompaiono anche 55 milioni di euro riservati alle liquidazioni.

Nei sette mesi successivi i lavoratori non ricevono stipendio e il 22 ottobre 2009 vengono annunciati 1192 licenziamenti. Il 28 ottobre 2009 l’azienda viene occupata per sei mesi.

Il tribunale fallimentare di Roma pone in amministrazione straordinaria le due società ed emette otto mandati di cattura.

Claudio Massa e Sebastiano Liori, a processo per Eutelia, risultano implicati in un giro di “fallimenti professionali” che ha coinvolto società quali Omega, Libeccio, Videonline, Seteco, Cartiera di Arbatax.

L’amministratore delegato Samuele Landi risulta ancora oggi latitante a Dubai.

Il 24 gennaio 2012 viene firmato un accordo sindacale che prevede l’assunzione di 220 lavoratori da parte del gruppo TBS.

Il 7 marzo l’accordo viene perfezionato con una riduzione dello stipendio pari al 20%.

Per gli altri 1350 il ministro Elsa Formero si impegna a “sensibilizzare le aziende informatiche ad assumere i lavoratori Agile ex Eutelia”.
Una dichiarazione che per i più ha il sapore della beffa.

Malacarne

Malacarne. E' con questa espressione gergale che a Palermo, si identifica uno strato intero della società. Una parola che lega alla materia stessa di cui sono fatte le persone la loro qualità morale.
Vivono nelle periferie popolari della città: CEP, ZEN, Brancaccio, al Villaggio Santa Rosalia.
"U Villaggio", come lo chiamano tutti, non ha conosciuto la triste ribalta di altri esperimenti urbanistici dello stesso tipo, il Villaggio, per chi non ci vive dentro, semplicemente non esiste. Le dinamiche cittadine hanno cancellato dalla memoria collettiva questo cuore nero del tessuto urbano.
Eppure "si vive bene lì" dice Raffaele, Gheddafi, come lo chiamano i suoi compagni di scuola. "Mi sento sicuro perchè tutti ti conoscono e ti proteggono".
E di attenzione e protezione genuina, lontana dall'idea mafiosa di controllo del territorio che troppo spesso avviluppa i più deboli, hanno bisogno i giovani che abitano i quartieri a rischio della città.
E' questa consapevolezza che anima Vincenzo Pintagro, professore di educazione fisica presso l'istituto comprensivo Giovanni Falcone, che con i ragazzi del Villaggio Santa Rosalia vive e lavora tutti i giorni da più di dieci anni, convinto che lo sport, il rugby in particolare, sia lo strumento più efficace per instaurare i sani principi della legalità e del rispetto reciproco.